Una scienza di parole

La teoria generale del diritto è una scienza di concetti e si propone di descrivere il fenomeno diritto, depurandolo da ogni dimensione antropologica. Essa studia il diritto come organizzazione sistematica e storicamente variabile delle relazioni intersoggettive, al fine di enucleare alcuni elementi generali o universali del diritto, utilizzando i dati positivi offerti dall'ordinamento e arrivando a isolare concetti quali legge, norma giuridica, diritto soggettivo, ordinamento giuridico, fonte del diritto, sanzione ecc. La teoria, riflettendo sul diritto con operazioni di deduzione ed astrazione dalla realtà, incontra le norme e le istituzioni e può spingersi, talvolta, sino a riformulare se stessa come logica giuridica o come sociologia del diritto.

L'importanza di uno studio approfondito dei concetti che sono alla base degli istituti giuridici è decisiva ai fini della comprensione della reale portata di ogni sistema legislativo. Ciò perché il linguaggio del diritto non appartiene al mondo dei segni sensibili. Il fondo rustico acquistato da Tizio sembra confondersi con quello del suo vicino Caio, se non vi si appone una recinzione; il palazzo sede dell'ambasciata di uno Stato straniero può sembrare identico a tutti i palazzi limitrofi, se una targa non segnala la sua situazione giuridica straordinaria; la striscia di terreno che separa l'Italia dagli altri Stati corre continua (e si considera invalicabile, come la linea continua di mezzeria delle strade), se non ci sono segni visibili di confinazione o ufficiali di polizia e di dogana per il controllo dei transiti. Il diritto si affida a segni sensibili per un'efficace comunicazione, ma anche senza di essi un fondo rustico, la sede dell'ambasciata, il territorio di uno Stato sono e restano realtà caratterizzate e differenziate dal marchio immateriale del diritto.

La tecnica giuridica ha ideato nei secoli degli artifici, quali in particolare le cosidette finzioni e presunzioni giuridiche, in ragione delle quali essa, guardando alla rappresentazione di un fatto o di una cosa, può intervenire sulla cosa o sul fatto stessi. La riflessione diviene critica se si guarda al concetto di persona, ovvero alla (mera) rappresentazione dell'essere umano - la sua maschera (dal greco prosopon). La persona fisica non è l'essere umano, e dice qualcosa di un soggetto soltanto in relazione al suo status. Se ne deduce che chiunque non abbia uno stato, non può ritenersi persona...