Apocalisse della matrix giuridica

Nel mese di luglio 2016 ho pubblicato un saggio di diritto dal titolo Apocalisse della matrix giuridica - perché esercitare la sovranità integrale e come inziare a farlo. L'opera è disponibile per l'acquisto presso il sito www.lulu.com. In essa affronto il rapporto tra uomo e società, fra diritto e linguaggio; avvalendomi del diritto naturale, del diritto comparato e del biodiritto - denuncio ed espongo in maniera chiara ed incontrovertibile gli abusi giuridici che da secoli vengono perpetrati ai danni dell'umanità; offro infine una via per riappropriarci delle nostre libertà personali: essa è la strada maestra del diritto, che si può intraprendere grazie al misconosciuto istituto della sovranità integrale. La mia voce non può essere a lungo ignorata, poiché è la voce di un giurista.

Il diritto si pone come estremo ed invalicabile baluardo per la difesa dell'umanità, intesa sia come l'insieme di tutti gli esseri umani, sia come concetto. Necessariamente, allora, se si vuole avere il controllo e il potere su uno o più individui, bisogna nascondere agli occhi di costoro la reale portata del diritto e le tutele che esso offre, indistintamente, a chiunque.

La conoscenza è potere; pertanto, sottrarre alle masse la possibilità di accesso ad una parte delle informazioni giuridiche, consente ai governanti di ottenere il pieno controllo. Ebbene, è stata quest'operazione, perpetrata sin dalla notte dei tempi dalle varie elites che si sono succedute al potere, a consentire tutte le nefandezze cui la storia ci ha abituato. Basti pensare che, secondo il diritto più alto, nessuno può essere costretto ad ottemperare ad alcuna legge positiva senza aver preventivamente dato il proprio consenso, e ciò nella misura in cui detta legge risulti in contrasto con i diritti umani e il diritto naturale.

Così, sono state introdotte costruzioni aberranti quali la persona, un soggetto soggetto giuridico privo di corpo, una falsa rappresentazione di noi stessi, la nostra "maschera": ogni qualvolta ci identifichiamo con essa - utilizzando, per esempio, i nostri documenti personali - de facto non ci rendiamo conto di subire una capitis deminutio, una diminuzione di capacità giuridica.   

In modo più evidente e sfrontato, poi, i nostri governanti, sputando letteralmente in faccia alla Costituzione, hanno privatizzato Bankitalia cedendo la sovranità monetaria in palese contrasto con gli artt. 1,11 Cost. (il divorzio è avvenuto nel 1982). Da allora, gli italiani non dispongono più di denaro a credito, ma a debito. In pratica ci hanno scippato i soldi dalle tasche. Inoltre, le banche centrali di emissione - istituti di diritto pubblico, ma controllati da banche private - creano il denaro letteralmente dal nulla e lo prestano (vendono) agli Stati (ai popoli), dietro interesse, per giunta. Ed è proprio la presenza degli interessi ad aggravare il tutto, rendendo de facto inestinguibile il debito pubblico, poichè esso stesso genera interessi. 

Ma la questione è ancora più spinosa: molti anni prima, e precisamente nel 1934, la Repubblica italiana ha cessato di esistere, mutando la propria forma giuridica nella Repubblica d'Italia Spa (Republic of Italy), e si è registrata alla SEC di Washington, la commissione che controlla le società quotate in borsa negli States. I più increduli potranno avere conferma di ciò aprendo la pagina del sito della SEC (www.sec.gov) e digitando sulla finestra dei files delle compagnie la dicitura "Italy". A seguito dell'scrizione alla SEC, tutte le proprietà, i terreni, i beni mobili e immobili registrati presso i vari uffici e registri sul territorio italiano, quali motorizzazione civile e catasto, non sono più effettivamente di proprietà di coloro che li hanno acquistati, ma fanno parte dell'inventario dei beni della Republic of Itay Spa. Ciò se non altro spiega perché al consociato viene richiesto il pagamento delle varie tasse di possesso: la proprietà infatti è il dominio assoluto sopra un bene, e certamente tale definizione esclude ogni obbligo comunque inteso; ma le nostre case, le nostre auto, finchè resteranno iscritte nei "pubblici" registri, non saranno mai veramente nostre, non per il cosiddetto "Sistema". Diversamente, non vi sarebbero istituti quali l'espropriazione per "pubblica" utilità. 

Quel che è peggio, pure le nostre persone fisiche, ovvero i soggetti giuridici registrati presso l'anagrafe e riferiti ai documenti personali di ognuno, in quanto registrati presso una Spa, sono "giuridicamente" assimilati a cose. In termini pratici, l'autoriconoscimento nella persona, che già di per sè costituisce una capitis deminutio, finisce per costituire addirittura una capitis deminutio maxima: una riduzione in schiavitù, il tutto in palese contrasto con l'art. 4 della Dichiarazione.

Dire che i nostri governatori sono invero gli amministratori di una Spa, equivale ad ammettere che lo Stato italiano è attualmente sprovvisto di governo - è sprovvisto di un governo che sia effettivamente legittimato a sussistere ed operare come tale. Tutto ciò è gravissimo: una nave senza timoniere è costretta a vagare in balia della corrente; se il timoniere è un pirata, la nave sarà utilizzata per scopi poco nobili, e potrebbe finire distrutta o alla deriva. Allora, si rende necessario attivarsi ed agire, per il recupero dei nostri diritti e delle nostre libertà individuali, ma anche per dovere civico, poiché, dopotutto, lo Stato siamo noi. La soluzione ai problemi è scritta in bella vista, all'art. 1, co. II, della Costituzione italiana: "la sovranità appartiene al popolo". Nel momento in cui il consociato decide di esercitare integralmente la sovranità, può delegittimare le azioni di qualsiasi organo di governo, soprattutto se detto organo ha perso la propria legittimazione ad agire.